Dopo la crisi della chimica che ha coinvolto la Vinyls, la Montefibre e, anche se per altre ragioni, la Sirma, nell’industria italiana si è aperto un'altro fronte, quello della siderurgia. Se entro il 17 novembre non si concretizzeranno provvedimenti che consentano l'acquisto dell'energia a costi in linea con la media europea la Alcoa, multinazionale americana dell'alluminio, chiuderà gli impianti di produzioni primaria di Fusina (Marghera) e Porto Vesme (Cagliari). L'industria italiana rischia di perdere un'altro colosso a causa dei prezzi relativi all’approvvigionamento energetico che nel settore dell'alluminio rappresenta il 35% dei costi totali di produzione; posti di lavoro in territori già segnati da crisi che nei due siti rappresentano più di mille lavoratori diretti e più di 1.500 tra appalti e indotto.
Anche se legati tra loro, i problemi sono due: la procedura di infrazione aperta nel 2006 dall'Unione Europea per aiuti di Stato e le tariffe energetiche a regime speciale. Per quanto riguarda il primo, se la Commissione Europea giudicasse il provvedimento adottato dal precedente governo Berlusconi un aiuto di Stato, l'Alcoa dovrebbe sborsare una cifra che varia tra i 150 e i 450 milioni di euro; in relazione al secondo problema, la defiscalizzazione concessa dal governo alla Alcoa ha fino ad ora permesso al colosso Americano di produrre a prezzi significativamente inferiori, circa 8 milioni di euro al mese, un margine che fino ad ora ha evitato la chiusura e al quale i vertici non sembrano disposti a rinunciare.
Per avere un’idea dell’impatto può avere il prezzo dell’energia elettrica sulla produzione siderurgica basti pensare che in Italia, a fronte di una media europea di 61 euro al kilowattora, viene venduta a più del doppio, quasi 125 euro al kilowattora. Un costo che, considerando il difficile momento che vive il comparto, pesa in modo determinante sui ricavi, sulla competitività e sui lavoratori, i primi a pagare costi della crisi. A Fusina, oltre a colpire il personale addetto al ciclo primario, 130 lavoratori che saranno posti in cassa integrazione a partire dal 17 novembre, la chiusura del comparto fusione Alcoa mette a rischio anche altri 400 posti di lavoro, tutti inseriti nei settori della lavorazione e dell’amministrazione, e le prospettiva di ripresa di molte altre aziende che orbitano intorno all’azienda americana, con una perdita stimata in 2000 unità. Tra il 2007 e il 2008 lo stabilimento di Fusina aveva ridotto notevolmente la produzione di laminati: da ottantamila a meno di sessantamila tonnellate all’anno; la conseguente diminuzione del personale era stata di circa duecento unità.
Per le particolari caratteristiche della produzione di alluminio primario e per gli ingenti costi che ne deriverebbero, lo spegnimento dei forni porterebbe inevitabilmente a non riavviare più gli impianti ed equivarrebbe alla totale cessazione della produzione di alluminio primario in Italia.
Crisi: rispetto a ottobre 2008 cassa integrazione al +322%
L'Inps ha reso noto che, al contrario di quanto accaduto nei 5 anni precedenti, ad ottobre la richiesta congiunturale di cassa integrazione guadagni (cig) è calata del 10%. Con riferimento al valore assoluto, l'incremento tendenziale annuo è al +322%, con un +419% per la cig ordinaria e un picco per la cig in deroga a +700%. In totale, dall'inizio dell'anno sono state autorizzate 716,7 milioni di ore di cig, contro 166,7 milioni di ore dello stesso periodo del 2008 (+330%). Per quanto riquarda la tendenza mensile, ad ottobre 2009 le ore di cig autorizzate alle aziende italiane sono state 94,7 milioni, contro i quasi 105 milioni del mese precedente. Con poco piu' di 16 milioni di ore a settembre e poco meno di 18 milioni ad ottobre, +10% per le cig in deroga, mentre cala la cig ordinaria (-16,88%), resta pressoche' stabile la cig straordinaria non in deroga (+1,7%) e si registra una sensibile flessione per la cig in edilizia (-25,18%).
A causa degli effetti dovuti ad un prevedibile aumento stagionale, nel mase di settembre le domande di disoccupazione sono state 90 mila, 30 mila in più rispetto al mese di agosto ma con un trende assai inferiore alle 100 mila richieste inoltrate da ottobre 2008 al primo semestre 2009. Nel caso della mobilità, a settembre le domande sono state invece 4.500, contro le oltre cinquemila presentare ad agosto.
A causa degli effetti dovuti ad un prevedibile aumento stagionale, nel mase di settembre le domande di disoccupazione sono state 90 mila, 30 mila in più rispetto al mese di agosto ma con un trende assai inferiore alle 100 mila richieste inoltrate da ottobre 2008 al primo semestre 2009. Nel caso della mobilità, a settembre le domande sono state invece 4.500, contro le oltre cinquemila presentare ad agosto.
LA CRISI OCCUPAZIONALE TORNA A FARSI SENTIRE
Terminata la tregua estiva, l'impatto della crisi sull'occupazione veneta torna a farsi sentire. A dirlo è il report aggiornato a settembre di Veneto Lavoro nel quale appare evidente che il dato relativo alle aziende in crisi e ai lavoratori coinvolti da cassa integrazione e licenziamenti sta segnando una nuova crescita. Nei primi nove mesi dell’anno in corso le crisi aziendali per le quali sono state concluse le procedure di formalizzazione sono 770, per un totale di circa 27 mila dipendenti coinvolti (141 aziende e 3.936 posti di lavoro nella provincia di Verona. Rispetto ai primi nove mesi del 2009, la cassa integrazione totale è cresciuta del 378%: 51.860.805 ore autorizzate in regione; 4.460.974 a favore della provincia di Verona. Alla fine di settembre sul fronte degli inserimenti in lista di mobilità a seguito di licenziamenti collettivi, che per il 77% hanno interessato il settore manifatturiero, si contano 7.523 unità (1.003 nella provincia di Verona), numero superiore ai 6.870 lavoratori coinvolti in tutto il 2008 e ai circa 6 mila dell’anno precedente. Sempre tra gennaio e settembre 2009 le piccole imprese sono ricorse al licenziamento individuale di 17.308 addetti, un numero nettamente superiore ai 12.753 dell’anno 2008 (2.386 e 1.846 i dati relativi alla provincia di Verona). Secondo Veneto Lavoro l’intensificazione dei licenziamenti individuali è iniziata alla fine del 2008 ed è cresciuta fino al secondo trimestre del 2009; dopo il rallentamento dei mesi di luglio e agosto 2009, il trend di incremento è tornato a crescere.
OCCUPAZIONE IN VENETO A GIUGNO
Con una caduta del livello occupazionale regolare dipendente pari al 7%, tra il giugno 2008 ed il giugno 2009 in Veneto sono stati tagliati 115 mila posti di lavoro, il peggior risultato registrato nella regione negli ultimi dieci anni. Dall’analisi fatta dall’Agenzia per il lavoro della Regione Veneto, il dato comprende pensionamenti, licenziamenti, mancate riassunzioni di lavoratori a termine, turn over rimasti scoperti e fermo delle nuove assunzioni; l’industria manifatturiera ha perso 57 mila occupati, il commercio 42 mila, l’edilizia 13 mila; di questi lavoratori 4 su 10 sono donne e 3 su dieci sono stranieri. Ad essere colpiti maggiormente sono i contratti a termine, compresi quelli in somministrazione, mentre tra i contratti a tempo indeterminato almeno 50 mila posti di lavoro sono stati salvati dall’istituto della Cassa integrazione guadagni (Cig) e dalla Cassa integrazione guadagni in deroga (Cig/d). In termini di valore assoluto e di percentuali la provincia più colpita è quella di Treviso che ha perso 23 mila dipendenti. L’Agenzia per il lavoro della Regione Veneto precisa che il calo occupazionale è determinato soprattutto dal blocco delle assunzioni che nel primo semestre 2009, in alcuni settori industriali ha determinato una contrazione del 50% delle assunzioni rispetto allo stesso periodo del 2008.
VENETO: CASSAINTEGRAZIONE RECORD
La cassa integrazione ordinaria è a livelli record anche in Veneto, con i dati di settembre che rappresentano il valore massimo mai raggiunto: 9.259.406 ore mensili per un totale autorizzato dall’inizio dell’anno pari a 51.160.805. La cosa più preoccupante però è la nuova fase di difficoltà che stanno attraversando le tante aziende, imprese che hanno dichiarato lo stato di crisi e sono passate dalla cassa integrazione ordinaria a quella straordinaria, un istituto che a settembre ha fatto registrare valori ben al di sopra dei 3 milioni di ore. Nell’arco di qualche mese potremmo trovaci quindi di fronte ad una forte crescita della mobilità e ad un’acutizzarsi dei problemi legati all' occupazione, soprattutto nel comparto delle piccole aziende dove si corre il rischio di vedere vanificati gli sforzi di tanti imprenditori che in questi mesi hanno usato tutti gli strumenti a loro disposizione per mantenere in essere i rapporti di lavoro.
Una vittoria dei lavoratori
Il tribunale di Roma ha condannato le Ferrovie spa per atteggiamento antisindacale ed ha reintegrato al suo posto di lavoro il macchinista Dante De Angelis, lavoratore dell'impianto capitolino eletto nelle fila dell'Orsa e licenziato un anno e mezzo fa per avere denunciato la mancanza di sicurezza nelle ferrovie. Le decine di morti e le centinaia di infortuni avvenuti negli ultimi diciotto mesi dimostrazione quanto fossero fondate le preoccupazioni di De Angelis che insieme a molti altri ferrovieri ha subito una vera e proprio azione di aribitrario: licenziamenti e procedimenti discilpinari che per gli stessi motivi hanno colpito molti altri colleghi di lavoro. La riassunzione di Dante rappresenta un grande momento di aggregazioni sociale: la vittoria dei lavoratori e dei sindacati, dei comitati di base e di coloro che operano per la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini.
Povertà e ............... povertà

Secondo le stime Istat, le famiglie italiane che nel 2008 si sono trovate in condizioni di povertà relativa sono state circa 2.737.000, pari all’11,3% di quelle residenti e a poco più di 8.000.000 di individui, il 13,6% dell’intera popolazione.
La percentuale delle famiglie e persone relativamente povere viene calcolata sulla base di una soglia convenzionale, chiamata linea di povertà, che in termini relativi individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera.
Sempre nello stesso anno, le famiglie ritenute in condizioni di povertà assoluta sono state 1.126, pari al 4,6% delle famiglie residenti in Italia e a 2.893.000 persone, il 4,9% dell’intera popolazione.
La stima dell’incidenza della povertà assoluta viene calcolata sulla base di una soglia di povertà che corrisponde alla spesa mensile minima necessaria per acquisire un determinato paniere di beni e servizi. Tale paniere, nel caso specifico, rappresenta l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano e per una determinata famiglia, sono considerati essenziali a conseguire uno standard di vita minimamente accettabile.
(dati Istat - immagine estratta da Repubblica)
Fatturato, ordinativi, flussi commerciali, offerta di lavoro: negativi
L'Istituto nazionale di statistica (Istat) comunica che: "sulla base degli elementi finora disponibili, nel mese di agosto gli indici destagionalizzati del fatturato e degli ordinativi, calcolati con base 2005=100, hanno registrato, nel confronto con il mese precedente, un calo dell'1,4 per cento, il primo, e dell'8,6 per cento, il secondo. Il fatturato è diminuito dell'1,1 per cento sul mercato interno e del 2,0 per cento su quello estero; gli ordinativi nazionali hanno registrato una flessione del 6,1 per cento e quelli esteri del 12,8 per cento. Nel confronto degli ultimi tre mesi (giugno-agosto) con i tre mesi immediatamente precedenti (marzo-maggio) le variazioni congiunturali sono state pari a meno 2,3 per cento per il fatturato e a meno 0,8 per cento per gli ordinativi." Riguardo ai dati relativi all’interscambio complessivo e a quello con i paesi Ue, nonché i numeri indici dei valori medi unitari e dei volumi del mese di luglio 2009 in base 2005=100, l'Istat comunica che "nel mese di agosto 2009, rispetto allo stesso mese del 2008, la dinamica dei flussi commerciali da e verso l’area Ue è risultata negativa: le esportazioni sono diminuite del 24,8 per cento e le importazioni del 22 per cento. Il saldo commerciale è risultato negativo per 378 milioni di euro, peggiorando il passivo di 60 milioni di euro rilevato nello stesso mese del 2008. Nel confronto con luglio, ad agosto 2009 si registrano, in termini destagionalizzati, diminuzioni dell’1,9 per cento per le esportazioni e dell’1,3 per cento per le importazioni. Negli ultimi tre mesi, rispetto ai tre mesi precedenti, i dati destagionalizzati mostrano un calo del 2 per cento per i flussi in uscita e dello 0,4 per cento per quelli in entrata. Sempre secondo l'Istat, complessivamente, nei primi otto mesi del 2009, le esportazioni sono diminuite del 26,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008 e le importazioni del 22,5 per cento. Nello stesso periodo il saldo è stato positivo per 1.754 milioni di euro, in forte diminuzione rispetto all’attivo di 9.181 milioni di euro registrato nel corrispondente periodo del 2008.
Considerando l'interscambio complessivo del mese di agosto 2009 le esportazioni sono diminuite, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, del 25 per cento e le importazioni del 26,1 per cento. Il saldo commerciale è risultato negativo per 1.348 milioni di euro, inferiore al deficit di 2.151 milioni di euro dello stesso mese del 2008.
Nel confronto con luglio, i dati destagionalizzati relativi all’interscambio complessivo presentano, ad agosto 2009, diminuzioni sia per le esportazioni sia per le importazioni, con variazioni pari rispettivamente al 7,7 per cento ed allo 0,8 per cento. Negli ultimi tre mesi, rispetto ai tre mesi precedenti, i dati destagionalizzati mostrano una flessione del 2,2 per cento per entrambi i flussi.
Nei primi otto mesi del 2009 le esportazioni complessive hanno segnato, rispetto allo stesso periodo del 2008, una diminuzione del 23,8 per cento e le importazioni del 25,4 per cento.
Nello stesso periodo il saldo è stato negativo per 1.414 milioni di euro, con una netta riduzione del passivo di 7.304 milioni di euro rilevato nello stesso periodo del 2008."
Relativamente all'oorta di lavoro, l'Istat omunica che "Nel secondo trimestre 2009 (*) l’offerta di lavoro registra, rispetto allo stesso periodo del 2008, una riduzione dell’1,0 per cento (-241.000 unità). Rispetto al primo trimestre 2009, al netto dei fattori stagionali, l’offerta di lavoro si riduce dello 0,2 per cento. Nel secondo trimestre 2009 il numero di occupati risulta pari a 23.203.000 unità, in forte calo su base annua (-1,6 per cento, pari a -378.000 unità).
Il risultato sintetizza il protrarsi della caduta dell’occupazione autonoma delle piccole imprese, l’accentuarsi del calo dei dipendenti a termine e la nuova riduzione del numero dei collaboratori. In termini destagionalizzati e in confronto al primo trimestre 2009, l’occupazione nell’insieme del territorio nazionale registra una flessione pari allo 0,3 per cento.
Il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni scende dal 59,2 per cento del secondo trimestre 2008 all’attuale 57,9 per cento. Il numero delle persone in cerca di occupazione sale invece a 1.841.000 unità (+137.000 unità, pari al +8,1 per cento rispetto al secondo trimestre 2008).
Iil tasso di disoccupazione aumenta, passando dal 6,7 per cento del secondo trimestre 2008 all’attuale 7,4 per cento. Rispetto al primo trimestre 2009, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione aumenta di un decimo di punto.
(*) I dati del II trimestre 2009 sono da considerarsi provvisori per l’incompleta raccolta delle informazioni nel comune dell’Aquila conseguente al terremoto avvenuto in quel territorio. Va comunque sottolineato che, nella media del 2008, il numero sia degli occupati sia dei disoccupati residenti nel comune dell’Aquila rappresenta solo lo 0,1 per cento dei corrispettivi dati nazionali e il 6,2 e l’8,3 per cento di quelli della regione Abruzzo."
(Comunicati estratti dal sito http://www.istat.it/)
Aeroporto di Verona, si rischia la paralisi.
Gustavo Franchetto interviene in Regione sulla vicenda dell'aerostazione di Verona-Villafranca, con un'interrogazione a risposta immediata presentata il 30 giugno 2009: "Pesanti disagi all'aeroporto Catullo di Verona: lo scalo rischia la paralisi per la carenza di controllori di volo". Sono decine di giorni che buona parte dei voli subisce ritardi notevoli e che le aree di imbarco del terminal sono sovraffollate; il piazzale aeromobili è congestionato e le compagnie aeree hanno già minacciato di spostare le rotte su altri scali. A lanciare l'allarme era stata una lettera indirizzata ai parlamentari veronesi dal presidente dell'Aeroporto Valerio Catullo, Fabio Bortolazzi, che chiede aiuto e risorse e denuncia un numero insufficiente di controllori di volo rispetto ad un traffico estivo in costante aumento. La ridotta potenzialità di uno dei più importanti scali del nord-est graverà sicuramente sull'indotto e sull'occupazionale e avrà pesanti contraccolpi sulle casse di una società già provata da un deficit di 5,8 milioni di euro. La vicenda ci fa ripensare ai piani sulle alleanze strategiche e sulle avventure straniere, dalla costruzione dell'aeroporto di Mosul, nel Kurdistan iracheno, all'acquisizione di scali nell'Europa orientale.
Sanità: le donne pagano la prevezione
La sanità pubblica ha deciso di risanare i bilanci a spese delle donne. L'ecografia annessa alla mammografia, che ogni 24 mesi era esente ticket per le donne tra i 45 e i 69 anni, ora costerà 36,15 euro. Secondo la Ulss 22 si tratta di una scelta dettata dalla necessità di razionalizzare la spesa pubblica e dall'articolo 50 della Finanziaria 2008 che, volto al monitoraggio della spesa sanitaria, prevede una sanzione di 2 euro a carico delle Unità sanitarie locali per ogni impegnativa errata. L'errore starebbe nel fatto che l'ecografia, considerata un esame di secondo livello, deve essere prescritta dal medico specialista radiologo che nel momento in cui esegue la mammografia può richiedere ulteriori approfondimenti e con una propria impegnativa prescrivere anche l'ecografia. Purtroppo, fino a marzo le donne si sono sempre recate in ospedale con l'impegnativa del medico di base che prescriveva sia la mammografia che l'ecografia e per questo, ogni due anni, non pagavano questo secondo esame. Un fatto evidentemente gravissimo che ha indotto la Regione Veneto ad emanare una circolare, la 96970 del 20 febbraio 2009, con la quale riconferma quanto sancito dalla circolare 48258/ 50.01.51 del 2002 e cioè che l'esame completo si paga. L'Arena, 2 giugno 2009
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